biljana_sottacqua

Non è da me farmi fotine tanto sceme. Ma il Freelancecamp mi galvanizza e tira fuori la mia parte più giocosa. Ho rilasciato un’intervista alla mia laica trimurti (Alessandra, Miriam, Gianluca, cui dedico il più grato e affettuoso dei miei pensieri). Ma voi leggete le altre interviste che sono ovviamente migliori. Ci vediamo a Marina Romea il 24 e 25 maggio!

fotine

Glu glu glu

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Il primo dicembre io esco a vado a votare CONTRO.

CONTRO i froci.

Perché i froci non esistono in natura, come la plastica, gli occhiali e gli aerei.
È una cosa contro dio e contro natura. Se dio avesse voluto che volassimo avremmo tutti avuto un biglietto aereo o ci avrebbe regalato un aereo alla nascita. Per questo io non prendo più l’aereo e non sono frocio né niente.

Ed è una malattia, lo sapete? I froci sono malati. Sì sì sì. E la malattia si cura così li possiamo picchiare. Pure i malati di tubercolosi gli dai due ceffoni e non hanno più la malattia, perché è colpa loro se hanno avuto la tubercolosi. Eh sì.

E sapete cosa? Io voterò CONTRO anche perché quella signora tanto elegante ha detto con una bella voce tranquilla (con le manine congiunte) che dobbiamo votare CONTRO i froci, sapete, eh? Perché lei crede in dio, lei è una vera credente. E in nome di dio MAI sono state compiute violenze. E se lei crede in dio allora è così e basta, è di sicuro nel giusto.

Persino Gesù ha detto Ama il prossimo tuo. Tranne se è frocio! Altrimenti ti piacerà e pure tu diventerai frocio.

E ricordate. È una malattia!

(Domani andrà a votare PRO la Croazia peggiore, l’esatto opposto di quella che avevo incontrato a Bruxelles. Per questo domani voterei CONTRO. Il testo non è mio, ma la mia traduzione di questo spassoso intervento in croato di Ivan Šarić.)

mostovi

Primo dicembre contro

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Sono una onorata amica dell’imperdibile Impronte Digitali & friends, la versione di quest’anno del programma radiofonico di Pirex e Inkiostro su Radio Città Fujiko, che trovate sulla frequenza 103.1 a Bologna e ancora più comodamente sul sito.
Li ascolto da sempre e mi diverto tantissimo a commentarli in diretta su Twitter –da casa o dall’ufficio– mentre loro chiacchierano di web e compagnia bella dagli studi di via Gianbologna.
Martedì scorso ho varcato questa ambita soglia e sono stata loro contentissima raffreddatissima e spero non proprio impacciatissima ospite.
Abbiamo parlato –ovviamente– dell’Internet Festival di Pisa.
Ma anche accennato a temi che dovremmo sviscerare. Perché il doppiaggio è il male, per esempio.
E di tante altre impronte più o meno digitali.

La registrazione della puntata è qui, magnificamente introdotta da Pirex sul blog di Inkiostro.

Se non sono stata proprio un fallimento dovrei tornare.
In ogni caso ascoltateli perché sono uno spasso: tutti i martedì dalle 19 alle 20.

La fotina l’ho fatta io alla radio proprio da dove trasmettiamo.

***

UPDATE! (Sono tornata quindi desumo che non ero del tutto un fallimento: evviva!)

L’elenco di tutte le puntate, per ascoltarle o scaricarle o ridere di me, è alla pagina dei Podcast!

fotine, parole parole parole

On air!

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Questa è una dichiarazione d’amore per il Festival più bello che c’è. Io a Internazionale a Ferrara mi sento come a casa. In sette anni non ho mai saltato un’edizione, mai un giorno. Mi si apre la testa, vedo un pezzo di mondo, incontro persone speciali, rivedo gli amici ma in un contesto nuovo, diverso, che ci porta in qualche modo a parlare di temi inusuali, curiosi. Passando “un weekend con i giornalisti di tutto il mondo”, ci si rende conto di quanto asfittico sia davvero il provincialismo italiano, cui ovviamente nemmeno la placida Ferrara sfugge, tranne tre giorni l’anno. Io che sono (anche) un po’ ferrarese, finalmente posso trovare un senso a questa mia ennesima identità. Sto per uscire e andare a Balcanizzazione dell’Europa. Da qualche edizione i Balcani si sono ridotti a questo, persino a Internazionale: a un paradigma. E invece tanto ci sarebbe ancora da dire sui “miei” Balcani, su quel pezzo di quella penisola che ogni tanto subisce il destino di saltare per aria (la “polveriera”, no?). Anche ieri sera è saltata la presenza invece prevista di un economista serbo, io che ero finalmente entusiasta che a essere serbo non fosse solo il proverbiale cecchino. Chissà se torneranno i miei Balcani a Internazionale, per poter riflettere sui danni ancora lasciati dalle guerre assurde degli anni Novanta del Novecento (che pessimo tempismo!). Anche se altre guerre incalzano.

La foto è mia, scattata in una vera strada di Ferrara, in un giorno in cui poi mi sono sentita triste, uno di quei 362 giorni l’anno in cui Ferrara NON è un ponte sul mondo.

fotine

Ferrara pons mundi

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Sono stata qui a vedere ascoltare ammirare Betsy Hoover. Se siete troppo pigri per cliccare sul link (i link di questo tema sono quasi invisibili e li amo da matti), è una delle digital strategist di Obama per le vittoriose campagne presidenziali 2008 2012. L’anno scorso ad Alma avevo visto ascoltato ammirato Micheal Slaby (collega di Betsy o forse suo capo, ma siamo là). Sono bravissimi. Sono preparati e anche sorridenti. Sono lucidi e interessati (entrambi hanno confessato di capire poco la politica italiana ma di aver fatto mille domande per capirci qualcosa in questi tour europei, e io gli credo). “Più sono bravi e meno se la tirano” ha commentato Alessandra con cui poi sono andata a fare due ciarle con Betsy che ci ha salutate come se ci fossimo viste già mille volte.
Non ho una foto fatta bene di Betsy perché l’iphone fa foto orrende in cattive condizioni di luce. Questo era il soffitto dello splendido Auditorium Enzo Biagi di Sala Borsa che ammiravo ogni volta che alzavo esasperata gli occhi al cielo per:
* la traduzione consecutiva fatta benissimo da Elisabetta Tola, che però fa perdere tanto tempo e spezza i ragionamenti (gli eventi in inglese s’hanno da fare senza traduzione: l’inglese si deve sapere punto e basta);
* le domande dal pubblico che invece sono interventi e contengono termini come “suggestioni” (non fate interventi, non è un barcamp: fate una domanda secca, come quella del signore che ha chiesto semplicemente “La vostra campagna social avrebbe funzionato anche per Romney?” cui è stato risposto “No, perché noi avevamo il candidato giusto”);
* la rete 3G e la rete wifi non prendevano e non potevo condividere le riflessioni belle che stavo ascoltando durante i momenti per me morti della traduzione (santinumi! potenziate quella cavolo di wifi dell’Auditorium).
Mentre io ero a Bologna con Betsy, Slaby era a Bari dal mio amico Dino, che al solito ha scritto una minicronaca ispirata, da leggere.

La foto è di @biljaic e si intravedono anche le grottesche dell’Auditorium, che resta stupendo nonostante il wifi ballerino.

fotine

Bye Bye Betsy.

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Romagna mia.

Sono stata (e ho pure parlato) al Romagnacamp. Tre giorni che durano un attimo perché si impara e ci si diverte, e due settimane quanto a beneficio per il corpo e per la mente. Da feticista dei badge (i cartellini col tuo nome agli eventi: li venero, li annuso, li amo), sentenzio che il convegno stile soviet o minculpop (par condicio) è morto, almeno per me. Basta “Sarò breve”, fine del “Non faccio proprio una domanda ma una considerazione”. Viva gli eventi light, in cui gli organizzatori scrivono “siete abbastanza grandi per cavarvela da soli”. Eventi senza orpelli, tutto arrosto e niente fumo. Siamo una generazione che forse ha meno di quelle precedenti, ma almeno possiamo scegliere quel poco che abbiamo di donarcelo, scambiarcelo, condividerlo. A me la (slide)sharing economy piace un bel po’.
foto dal luogo dell’evento, non nei pressi, ma dall’evento proprio | da @biljaic grazie a fotocamera rediviva

giringiri

Romagna mia.

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pokojni_mattia_pascal

In un mirabile romanzo per ragazze e ragazzi di Bianca Pitzorno la piccola protagonista Olivia credeva che “Buonanima” fosse il cognome di un personaggio che veniva sempre citato ma non si vedeva mai.
Mi succedeva sempre con “Pokojni”, non capivo che significasse e non lo chiedevo mai perché avrebbe interrotto discorsi di adulti. Che buffo è Mattia Pascal Buonanima? | foto mia da Zagreb

fotine

Buonanima.

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