mostovi

Tra Natale e Santo Stefano (ci sono 15 giorni)

A Bologna ci sono già le luminarie di Natale. Anche nella vostra città, non dite di no. Se nella vostra città non ci sono ancora le luminarie, non vivete in Italia. O siete molto distratti e non vedete le luminarie che ci sono già.

Ljubljana, ex iugoslavia molto ex, un anno fa

Dopo tutti questi anni, vivo ancora il Natale come qualcosa che mi riguarda poco. L’imprinting familiare è più forte di tutta la pubblicità dell’orrida televisione italiana, dei film natalizi che tornano più puntuali del solstizio, della messa di mezzanotte che mi toccava quando frequentavo gli scout. Il Natale non è roba mia.

Babbo Natale in realtà è Nonno Gelo e porta i regali a tutti i bambini (i bambini sono buoni per definizione) la notte del 31 dicembre, a Capodanno. La festa di tutti. Perché il Natale discrimina, il Capodanno no. Eh. Scusate se mi ripeto, ma la SFRJ stava avanti. Talmente avanti, che hanno ricacciato tutto ciò che la componeva indietro di qualche decennio.

Da piccola, con la scusa che avevo due Natali finivo per non festeggiarne davvero nessuno. Tanto c’era Capodanno. Da grande, ripeto esattamente lo stesso schema. Solo, con un po’ di consapevolezza in più.

Tutte le volte che posso provo a stare con la mia famiglia il 7 gennaio, data del Natale ortodosso. Il Gesù è lo stesso, la stalla anche, ci sono il bue e l’asinello e pure i Magi. È lo stesso evento. La colpa dello sfasamento non è attribuibile al Bambino, insomma, ma unicamente a Gregorio Ottavo che cancellò un paio di settimane sul finire del Cinquecento per far tornare certi calcoli astronomici e i popi ortodossi non la presero benissimo e continuarono a usare il calendario giuliano.

Quindi il Natale ortodosso è sfalsato di due settimane. E così Santo Stefano e l’Epifania. A Halloween qualche spiritoso su Twitter si chiedeva se i bambini serbi potessero uscire a fare Dolcetto o scherzetto? o se dovessero aspettare due settimane. (Adoro l’umorismo balcanico, ha sempre una toccante nota triste/disfattista/malinconica/misantropa/autodistruttiva.)

Ma io questo Natale ortodosso lo amo proprio perché riesco spesso a stare con la mia famiglia stretta (grazie ai miei colleghi per questo giorno extra che mi hanno concesso spesso e volentieri). Non ha un significato religioso. Immagino che questo valga anche per molti italiani rispetto al 25 dicembre. Però per molti di questi molti c’è almeno un retaggio di lettere al Bambin Gesù o a Santa Lucia qualche settimana prima (il 13 dicembre, mi pare: che confusione). A me manca anche questo minimo aggancio.

Una volta alle elementari ci fecero scrivere la lettera dei regali. A parte che per una bambina socialista chiedere dei regali per sé scegliendoli era una bizzarria anche un po’ blasfema, io non sapevo proprio che pesci pigliare. Ma a Gesù o a Dio? chiesi a un’amica. Tanto sono la stessa Persona! fece lei che già andava a catechismo. Massimamente confusa, scrissi questa letterina che principiava con Caro Dio, e proseguiva suppongo in modo altrettanto sconclusionato.

L’ho capito dopo che non è che in Iugoslavia non avevamo il Natale. Anzi, ne avevamo due! Solo che erano privati e non pubblici. Se uno voleva, li festeggiava. Se no, no. E noi di solito no, o almeno non in modo vistoso. Invece le feste di tutti, quelle erano in grande stile. Il Giorno della Repubblica, 29 novembre. Capodanno, con l’albero di Capodanno (un abete con le palle rosse, sì). Il Primo Maggio, LA festa (il lavoro, le fabbriche autogestite, blablabla).

Non voglio essere fraintesa. Non sono nata nel paradiso in terra. Se qualcuno è stato discriminato per la sua religione nella SFRJ (io non conosco nessuno, ma faccio poco testo), me ne dolgo sinceramente. Però l’intento generale era buono e mi piace ancora oggi, nonostante tutto il male che è venuto dopo. A cercare le somiglianze più che le differenze ci si guadagna.

Ci sono sempre più cose in comune di quelle su cui si è in disaccordo. Basta cercarle, valorizzarle. Persino in una società disgregata e a tratti respingente come quella in cui viviamo, c’è così tanto da condividere che non ne abbiamo idea. C’è un ambiente da salvaguardare con maggiore tenacia, e quello è di tutti, no? C’è un paese bellissimo che chiede a gran voce di essere visitato e amato fin dai più piccoli borghi e dagli angoli romiti. C’è tanta vitalità che resta nelle case, nel privato, e che invece è ora di dispiegare nei luoghi pubblici, nelle strade, all’aperto e alla luce del sole. Capodanno arriva presto, ed è per tutti. Mi ricorderò di rifarvi (e rifarci) questo augurio.

Luminaria solo apparente (lampadario di caschetti)

Standard

Dimmi mo'.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...