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E se chi non ha passioni le avesse tutte?

Mi piacciono poco le cover, le rielaborazioni, gli omaggi. (Che brutta parola, “omaggi”.) Però io questo post ogni tanto lo apro, lo scorro, poi lo leggo attentamente. Lo riapro settimane dopo e ne leggo solo pochi familiari stralci. Lo ricordo, lo medito. Insomma, mi piace. E ho capito che mi piace perché mi descrive solo in parte, perché è uno di quei meravigliosi testi aperti che leggi e nel frattempo “scrivi” anche. E allora lo riscrivo davvero, e che l’autore mi perdoni. (Conto sulla sua mangnanimità.)11264535_656170934527791_2011673127_n

Spesso dico agli altri di avere tutte le passioni, e loro non ci credono. Ma è, in un certo senso, vero. Da piccola avevo già in nuce questa cosa e un po’ ci soffrivo: tutti i colori mi sembravano avere una propria dignità e non ne avevo uno preferito, le domeniche erano tutte diverse, perché a fare sempre la stessa cosa –pure divertente– mi pareva di rivivere il giorno della marmotta e comunque di perdere qualche occasione. La bici era un mezzo di trasporto perfetto per esplorare la nuova città dove ci eravamo appena trasferiti, ma come farne una passione assoluta se i rollerblade erano altrettanto divertenti?

Il primo scooter che mi comprò papà senza che lo dovessi neanche chiedere (perché superare il pudore di chiedere qualcosa per me comportava un trasporto verso l’oggetto in questione che quasi mai provavo) era un modo per andarsene un po’ più lontano e caricarci un’amica o un amico (con il motorino sempre in due, cit.): mi piaceva da matti ascoltare i discorsi degli amici sulle modifiche alla marmitta e il rischio che lo scooter grippasse, ma poi non facevo le modifiche e dimenticavo di mettere l’olio e quindi grippavo, perché passare dall’ascolto all’azione mi distraeva da tante altre passioni che avrei nel frattempo potuto sperimentare.

Compravo Archeologia viva (non ridete, su: ché non sta bene), mi piaceva moltissimo, ma ho smesso perché avrei comprato anche Letteratura viva, Geografia viva e Biologia viva, se fossero esistite.
Guardavo tanto sport, dal vivo e in televisione sul divano con papà. La pallamano, ma anche il basket, ma anche la pallanuoto. E poi i mondiali e gli europei di atletica: lo sport di tutti gli sport, non a caso.

Amavo e amo la musica, ma andavo a vado in crisi alla domanda “Qual è il tuo gruppo preferito?”, solo che ora non rimpiango più il tempo che dedicavo attivamente a cercare di saperne qualcosa, dei nuovi gruppi e dei loro dischi. Oggi ho imparato a liberare spazio mentale per nuove passioni seguendo i consigli degli amici che ne sanno di più, Massimo e @Stipe81 su tutti: a loro va la mia stima sempiterna. Regola: quello che ti procuri sfruttando gli amici nerd (e si può essere nerd di qualunque cosa, cit.) non è una passione.

La passione è spesso un po’ anche possesso, io pure la vedo così: e io il senso del possesso non ce l’ho e non mi piace. Per esempio, siccome non sono appassionata di auto, la macchina è un peso economico e burocratico, non una goduria emozionale come mi vuol far credere lo spot. E siccome sono ambientalista (sì, ho la passione per l’ambiente: ho anche la passione dell’ambiente), l’auto mi sta anche un po’ antipatica a prescindere, quindi “goduria emozionale” un corno.

Non faccio collezioni di nessun tipo, da piccola invidiavo chi finiva gli album di figurine (i miei si fermavano sempre al 33%), chi riempiva scatole intere di tovaglioli di carta (noi bambini semplici della SFRJ facevamo collezione di tovaglioli di carta, sì: ma erano davvero delle piccole opere d’arte), chi manteneva un costante interesse verso monete, francobolli, paciocchini e tartallegre. Il mio amatissimo cugino Goran, per esempio, aveva delle passioni brevi e fulminanti, ma totalizzanti. Magari duravano un anno o un semestre, ma in quei mesi non vedeva altro e non parlava d’altro. Io le adottavo come fossero mie, ma mentre lui si abbuffava io spiluccavo qua e là, in base ai bocconi che selezionava per me. Per questo conosco tante costellazioni ma non tutte le costellazioni; per questo ho letto I draghi del crepuscolo d’autunno ma non le trilogie successive di Dragonlance.

Non potrei mai fare una startup, comincerei a osservare le startup degli altri, credo. E a voler fare una startup in qualunque settore industriale immaginabile. Faccio molte foto su Instagram, da quando ho il telefono intelligente, ma non sono appassionata di fotografia: parlatemi di diaframma e obiettivi e vi ascolterò con sincero interesse; ma se dopo un mese mi chiedete Allora, hai comprato un 600mm f4? vi dirò che non ho avuto ancora tempo di guardarci…

È difficile vivere così, apparentemente. Ma con il tempo, ho scoperto che la mia unica passione totalizzante è collezionare passioni, specie osservando e immedesimandomi in vario modo nelle passioni degli altri. Spesso solo per un breve periodo. Quando ho lavorato in una grande impresa della GDO (super e ipermercati, una roba apparentemente pallosissima) mi sono appassionata senza sforzo alcuno al lessico specifico che usava la mia capa, responsabile dell’ufficio ricerche di mercato. Testa di gondola, promo a punto vendita, freschi e freschissimi, petfood.

Il trucco, l’ho scoperto strada facendo, era lasciarmi trasportare da questa naturale propensione ad assorbire nuove nozioni, nuovi linguaggi, altri microcosmi. È appassionante osservare come gli altri si appassionano a sfilze di definizioni per me inizialmente senza senso e di come a poco a poco ci entro dentro e ci sguazzo. Per un po’ e solo per un po’, si capisce.

Al lavoro, anche incontrare i responsabili marketing che ideavano le promozioni era interessante: per loro, davvero le persone avrebbero con gioia speso 250 euro nelle prime due settimane del mese o fatto almeno 8 spese diverse, e si sarebbero poi ricordate di fare la spesa sfruttando lo sconto del 10% nelle due settimane successive. Finivo quasi per crederci, in riunione (poi buttavo tutti gli appunti e riprendevo una certa sanità mentale, ovvio che la gente voleva il 3×2 o lo sconto immediato del 30% su alcuni prodotti, non segnare sul calendario sia quante volte andava a fare la spesa sia quando avrebbe potuto usufruire dello sconto 10).

Poi il grande vantaggio di avere tutte le passioni e quindi di non averne alcuna era avere tempo: non ho mai dovuto autocensurarmi nell’uso di videogiochi, libri, film, serie tv, perché non esagero mai, le abbuffate mi terrorizzano. Una maratona per finirmi tutte le stagioni di Breaking bad in una settimana non fa per me, tante tante attività interessanti si possono sperimentare tra una stagione e l’altra. I miei cari amici parigini sospiravano tra una uscita e la successiva di Harry Potter, mentre a me piaceva usare quell’annetto tra un volume e l’altro (in english, of course) per leggere tonnellate di classici, gialli, saggi, fantasy, romanzi storici, epistolari, di viaggi, russi, americani, tedeschi, francesi. E però amo ascoltare chi legge solo libri di storia della Seconda Guerra Mondiale, davvero. Ascolto e vivo per un po’ anche questa passione. Non è per piaggeria, e non è una posa. A me interessano davvero le passioni degli altri.

Oggi che coordino progetti di comunicazione negli ambiti più disparati questa caratteristica è un bel vantaggio: c’è tanta passione in giro, molta di più di quanta ne potrei avere io direttamente. E io la assorbo. Ascoltando e leggendo le persone di cui ho stima mi sono ritrovata spesso a essere early adopter mio malgrado, e spesso del tutto inconsapevolmente. Ho fatto la mia prima chiamata VOIP attraverso l’antenato di Skype MediaRing nel lontanissimo 1999, su consiglio di amici già invaghiti di internet. Mi parlavano di protocolli e trasmissioni di bit e io sì sì, ma in realtà mi concentravo su di loro, poco badando a bit e byte. Loro erano appassionanti. Le persone sono appassionanti. Le passioni degli altri sono appassionanti (anche nel percorso che porta a capirle veramente). Le proprie passano, sono legate alle cose, sono effimere. E il bello, per me, è consumarle tutte, non farmi consumare da una in particolare.
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3 thoughts on “E se chi non ha passioni le avesse tutte?

  1. Per quel poco che ti conosco devo dire che si percepisce molto che tu trovi le persone, e le loro passioni, appassionanti. E questa tua attenzione verso gli altri credo sia un pregio che pochi hanno e ti rende una persona molto piacevole da conoscere e da cui farsi conoscere.

  2. Pingback: Verso il #freelancecamp: Biljana Prijić | FreelanceCamp

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