bloggheggiando

Con la cultura si mangia (e si beve il caffè)

Questo blog non fa di me una blogger. Non mi definirei blogger nemmeno se questo fosse un blog famoso. In generale, amo poco definirmi. Tanto che ho scelto una professione che puoi dire solo con lunghe perifrasi. Epperò siccome le mille attività in cui mi butto mi portano a conoscere persone splendide, ho ricevuto un gradito invito come blogger dalla splendida Alice. Questo post non è una marchetta perché tanto non le so fare. E tutto quello che scriverò lo direi di persona a chiunque.

La ragazza con turbante arriva a Bologna e io lo scopro chiacchierando per caso durante una pausa pranzo fuori (le pause pranzo fuori mi permettono di vedere persone che altrimenti quasi mai e le amo per questo). La ragazza con turbante l’ho sempre chiamata così perché così era riportata sull’Argan usato al liceo, prima che l’uscita di quel mediocre film (che ha già dieci anni!) ponesse l’attenzione su quell’orecchino di perla che in effetti è molto bello.

Proprio a quel pranzo scopro subito che una enorme azienda bolognese del caffè è main sponsor di questa tappa italiana del celebre dipinto che se ne va in giro per il mondo unicamente perché il museo che di solito lo ospita e custodisce, il Mauritshuis all’Aia, è chiuso per irrimandabili lavori di ampliamento e adeguamento. “La prossima occasione si ripresenterà tra 500 anni” ci dice giustamente il curatore della mostra a Palazzo Fava (Palazzo Fava: che meraviglia! Uno scrigno prezioso in pieno centro a Bologna).

Bologna sarà l’unica tappa europea di questo viaggio de La ragazza con turbante negli Stati Uniti e in Giappone. Oh, a me piace vedere Bologna alla fine dell’elenco Tokyo, Kobe, San Francisco, Atlanta, New York. È sufficiente questo per smuoverci dal nostro provincialismo? Ma no, dai. Però va bene che venga. Cosa c’entra questa mostra con la trascuratezza che affligge i nostri altri tesori? Ma che ci dia una sveglia, semmai! (Per dire: gli orari di chiusura 21 0 22 utili anche ai lavoratori non sono male, eh).

A me le polemiche sterili fanno sbadigliare. Ma tanto. Certo che è interessante riflettere sul potere di attirare le masse di una singola opera mediaticamente pompata. (Ricordo benissimo quando La ragazza con turbante non era ancora conturbante e con la perla, quadro tra i tanti tra le pagine spesse dell’Argan.) Ma c’è bisogno di darle della barbie, di dire che non abbiamo bisogno di lei perché abbiamo già tutto, di dire che non è un’icona votiva da portare in processione? (Mostre, Daverio, si chiamano mostre: le opere si spostano e questo spostamento si chiama “mostra”.) Non è nemmeno snobismo, è idiozia, è disperata voglia di continuare a essere al centro della scena. Se questi sono gli “intellettuali”, scusate ne faccio a meno.

Ho visto quel quadro all’Aia con un’amica amatissima. Anche lì era affollato, anche lì era caldo e con il ronzio dei condizionatori a disturbare. Pensare di godersi l’arte a questi livelli in tranquillità e pace è una pia illusione. O una fortuna che capita a chi fa il divulgatore d’arte in tv e le opere se le vede a musei chiusi (ma che poi no: mentre stai filmando col regista, il trucco e le luci in faccia mica te le godi… però magari le sbirci in una pausa e le guardi un po’ meglio, dai. Non lo so. Non faccio la divulgatrice in tv). Tra i due personaggi intervenuti a gamba tesa sull’opportunità di questa mostra di uno ho sempre avuto stima e dell’altro mai nessuna. Però entrambi scontano l’ossessione di restare aggrappati a quel po’ di fama di cui hanno evidentemente bisogno e che fa perdere loro il contatto con la realtà.

A Bologna ci sono tesori nascosti e meno conosciuti di quel che meritano. A me il Compianto sul Cristo morto mette i brividi ogni volta che ci porto qualcuno in visita nella mia città d’adozione e d’elezione. Ma che c’entra questo con l’opportunità di una mostra che fa tappa a pochi metri dal gruppo scultoreo straordinario di Niccolò Dall’Arca, che magari qualcuno andrà poi a vedersi dopo il turbante diventato orecchino di perla? Dai, su. Non sono certo le mostre in più a danneggiare il nostro patrimonio storico e artistico. Saranno semmai i soldi e le attenzioni in meno. Saranno le poche ore di storia dell’arte alle medie e alle superiori, chissà perché sempre cenerentole tra le materie, manco non fossimo in Italia.

Siam sempre lì: ne abbiamo talmente tanta da non sapere che farcene. Da non riuscire a goderne appieno, a valorizzarla. A farci i soldi, persino. Come aveva scritto Camilla in un eccelso post di qualche tempo fa, può essere una maledizione. E quando viene citata in un film italiano, prima il film viene snobbato, poi invece lo candidano all’oscar e tutti a ripensarci. Che male può fare La ragazza con turbante a tutta la nostra Grande Bellezza dopo il tanto male che le facciamo sempre noi?

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